Amavo quando riuscivamo a realizzare le nostre fantasie di role play, e so che Luka era eccitato per questo, qualcosa che aveva sempre desiderato e perché no?

Non è forse il sogno di ogni ragazzo che la sua insegnante giochi con lui? Ma la maggior parte non pensa di essere legato e a sua disposizione.

I tacchi risuonano mentre giro intorno al tavolo a cui l’ho ammanettato, mentre decido cosa fargli prima.

“Capisci perché sei qui, Luka?”

Lui scuote la testa e io sorrido, sapendo che fa tutto parte della sua fantasia, della nostra fantasia. “No, Professoressa.”

“Hai fissato troppe ragazze in classe, Luka, e i tuoi voti stanno calando, non possiamo permetterlo, vero?”

Arrossì per quello che gli avevo inventato come colpa e aprii un cassetto della scrivania per estrarre un righello di legno, mettendolo davanti ai suoi occhi.

“Pensi che sia un deterrente adeguato per il futuro?” gli chiesi prima di girargli dietro e abbassargli lentamente i pantaloni.

Ovviamente Luka era eccitato, lo vedevo tendere contro le mutande, ma non avrebbe ottenuto nulla, almeno non in questo scenario.

“Sì, Professoressa,” annuì con entusiasmo, chiaramente un po’ preoccupato per quanto avrebbe fatto male il righello. Gli abbassai le mutande e afferrai il righello mentre decidevo quanti colpi dargli.

“Pensi che venti bastino, Luka? O dovrò farne di più? Non voglio che tu pensi di poter continuare così nella mia classe, ho grandi aspettative dai miei studenti e pretendo che tu le rispetti.”

Luka annuì e io sorrisi, colpendolo con il righello. “Non è il modo corretto di rispondermi, vero?”

“Scusami, Professoressa, venti sembrano un buon deterrente,” disse subito dopo che l’avevo colpito.

“Bene, quello non conta perché avevi chiaramente bisogno di un promemoria, voglio che conti ogni colpo e mi ringrazi,” ordinai e quando finalmente disse sì, Professoressa, iniziai la sua punizione.

Andò bene fino al decimo colpo, quando cominciò a gridare per il dolore, so che lo stava godendo dal modo in cui il suo cazzo perdeva precum, ma decisi di dargli qualche colpo più leggero, gli sarebbe già fatto male sedersi il giorno dopo e non volevo vederlo contorcersi.

Non ci mise molto a finire il resto e a quel punto ansimava e muoveva i fianchi cercando di sfuggirmi e al righello.

Misai da parte il righello e gli massaggiai il sedere, facendogli capire che avevo finito con lui, almeno in quel modo.

Fu allora che salii sulla scrivania. “Penso che dovresti mostrarmi la tua gratitudine per averti fatto stare attento in classe, non credi?” gli chiesi mentre allargavo le gambe, rivelandogli la mia fica senza mutandine.

Luka annuì con entusiasmo. “Sì, Professoressa, per favore,” mi avvicinai a lui perché potesse iniziare e gemetti al contatto della sua lingua su di me.

Ho sempre amato quando mi leccava e sembrava particolarmente entusiasta oggi, ero anche fradicia per quello che gli avevo appena fatto e sapevo che era durissimo e desiderava venire ma non poteva.

Una mano si intrecciò nei suoi capelli per tenergli la bocca su di me mentre usavo l’altro braccio per sostenermi sulla scrivania mentre la sua lingua accarezzava il mio clitoride.

Luka succhiava e leccava con abbandono, e non ci volle molto prima che gridassi per il mio orgasmo, i miei succhi che gli coprivano il mento.

Continuò a leccarmi finché non fu finito, poi mi ritrassi, sorridendogli. “Bravo, Luka, credo che tu abbia imparato la lezione.”

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